Nicola Fratoianni, deputato di Sinistra Italiana, ha predisposto un’interrogazione parlamentare relativamente alla vicenda che ha coinvolto l’amministrazione a guida leghista sullo SPRAR di Pisa.
Riportiamo il testo integrale.

– al Ministro dell’interno,al Ministro del lavoro e delle politiche sociali – Per sapere – premesso che:

da un articolo pubblicato il 28 marzo sul sito ‘pisatoday’ si apprende che la Giunta Comunale di Pisa avrebbe approvato una delibera per decidere di non rinnovare l’adesione ai progetti Sprar (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati) attualmente in vigore. Entro dicembre 2019 per quello riguardante la categoria ‘ordinaria’, entro dicembre 2020 per quello riservato alla categoria ‘disagio sanitario’;

l’uscita dai progetti Sprar,secondo l’assessore al Sociale del Comune di Pisa, sarebbe stata decisa per disporre e impegnare tutte le risorse umane e materiali dell’ente totalmente nelle tematiche sociali rivolte alle persone che risiedono da tempo in quel territorio ein particolare su progetti che riguardano il contributo per l’integrazione Tari, il contributo per la maternità e il bonus bebé;

tale motivazione dimostra come ancora una volta sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione si proceda in termini puramente propagandistici, mettendo in contrapposizione i diritti dei cittadini, in questo caso pisani, con quelli dei migranti, dei rifugiati e richiedenti asilo;

il Comune di Pisa fu uno dei primi Comuni italiani ad aderire allo Sprar, già nel 2001, ha accolto quasi 200 rifugiate e rifugiati e tra il 2017 e marzo 2019 ci sono state 38 “uscite”, ovvero che le persone interessate hanno trovato lavoro ed acquisito un’autonomia sociale e personale tale da non avere più bisogno di supporto e protezione esterni;

all’interno dei progetti lavorano 11 operatori tra assistenti sociali, psicologi, educatori, operatori legali;

il Decreto Sicurezza ha modificato lo Sprar in Siproimi: “Sistema di Protezione per Titolari di Protezione Internazionale e per minori stranieri non accompagnati”, escludendo dalla modalità di accoglienza integrata i richiedenti protezione internazionale;

i sindaci rimangono comunque protagonisti nella proposizione e nella definizione delle progettualità del sistema di accoglienza mentre la giunta pisana decide in maniera strumentale, visto che cofinanzia gli Sprar con una cifra irrisoria rispetto ai ritorni in termini di sicurezza sociale e risorse monetarie, di uscire dal sistema Sprar;

un progetto di welfare locale con un mix di sinergie di enti, Istituzioni, forze dell’ordine, associazioni, cittadinanza sociale si chiude per pura propaganda, interrompendo tutti i percorsi di integrazione avviati e provocando pesanti ricadute sui servizi del territorio dato che le persone continueranno a chiedere asilo ma non ci sarà nessuno che potrà accompagnarli in un percorso guidato di integrazione e crescita personale in un territorio; 

infine, ci saranno 11 operatori, di cui 9 donne, 4 mamme, con una specifica esperienza nell’ambito dell’accoglienza di persone straniere che rischiano di non poter più continuare a svolgere il proprio lavoro;

anni di dedizione umana e professionale ad un lavoro complesso e delicato fondato su umanità e rispetto dei diritti delle persone rischia di andare distrutto e tanti uomini e donne autori di un percorso personale che li potesse condurre all’autonomia in un Paese straniero dall’anno prossimo si troverannosenza alcuna prospettiva, improvvisamente invisibili -:

se e con quali strumenti il governo intenda intervenire per garantire che i percorsi di integrazione avviati tramite il sistema Sprar dagli uomini e dalle donne richiedenti asilo e rifugiati non si interrompano nel caso in cui i Comuni decidano di non rinnovare l’adesione al progetto Sprar e, anzi, possano proseguire nello stesso territorio in cui hanno avuto inizio affinché non si vanifichi quanto fatto; con quali iniziative di competenza il Ministro del lavoro intenda Intervenire per impedire che la chiusura degli Sprar determini nel presente e nel futuro una perdita occupazionale per tutte quelle figure professionali che hanno maturato una specifica esperienza e che operano con dedizione nell’ambito dell’accoglienza delle persone straniere.

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